sabato 19 marzo 2016

L'Icona e la Sindone














Questa è una delle più belle opere che la storia dell’iconografia cristiana ci abbia donato. E’ l’icona del Cristo Pantokrator (Onnipotente) conservata nel monastero di Santa Caterina al Sinai. Opera datata al VI sec. d.C. , utilizza la tecnica dell’encausto (Pigmenti e cera calda) la quale conferisce all’incarnato una luminosità e una luce interiore che riesce a farci penetrare velatamente dentro il Mistero del Dio incarnato. Dal punto di vista teologico, l’iconografo che ha dipinto questa icona ha voluto mostrare due degli attributi divini: la Giustizia e la Misericordia. Infatti se si divide il voto in due parti, si noterà come la parte sinistra sia caratterizzata da lineamenti più duri e ieratici per rappresentare il Dio Giudice, mentre l’altra parte sia più distesa e serena per mostrare il Misericordioso.E’ una delle icone del Cristo su tavola più antiche che ci sono pervenute. Sono poche infatti le opere scampate alla furia iconoclasta nella crisi dell’VIII-IX sec. Mosaici, affreschi e in particolare tavole raffiguranti Cristo, la Santa Vergine e i santi furono bruciate, tanti iconografi e monaci martirizzati per difendere la realtà e la verità del Mistero dell’Incarnazione che l’icona è chiamata ad annunciare. Il VII Concilio Ecumenico di Nicea II (787 d.C.) che condanna l’eresia iconoclasta, afferma con chiarezza: «Definiamo con ogni accuratezza e diligenza che, a somiglianza della preziosa e vivificante Croce, le venerande e sante immagini, sia dipinte che in mosaico, di qualsiasi altra materia adatta, debbono essere esposte nelle sante chiese di Dio, nelle sacre suppellettili e nelle vesti, sulle pareti e sulle tavole, nelle case e nelle vie; siano esse l'immagine del Signore e Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo, o quella della immacolata Signora nostra, la santa madre di Dio, degli angeli degni di onore, di tutti i santi e pii uomini. Infatti, quanto più continuamente essi vengono visti nelle immagini, tanto più quelli che le vedono sono portati al ricordo e al desiderio di quelli che esse rappresentano e a tributare ad essi rispetto e venerazione. … L'onore reso all'immagine passa a colui che essa rappresenta; e chi adora l'immagine, adora la sostanza di chi in essa è riprodotto. » Si tratta di “Proskinesis” (venerazione) e non di “Latreia” (adorazione) come spiegano i Padri del Concilio, tra i quali si distingue in particolare san Giovanni Damasceno.
Il legame strettissimo tra la Sacra Sindone e l’Iconografia è molto evidente, tanto che molti sono gli studiosi di sindonologia e di iconografi, ed io concordo con essi, i quali ritengono che i primi iconografi cristiani abbiano avuto come modello di riferimento e di ispirazione per la realizzazione delle icone del Pantokrator e del Nymphios proprio la Sindone. Troppe sono le particolarità in comune. Tra l’altro le tradizioni del Mandylion di Edessa, generano la cosi detta icona acheropita del volto di Cristo (acheropoietes-non fatta da mano d’uomo). Ma non si può ignorare quanti documenti riferiscano che la Sindone nei primi secoli, veniva esposta ripiegata in modo da mostrare solo il volto o la figura a mezzo busto. Il fatto che l’iconografia canonica abbia spinto gli iconografi a tradurre fedelmente le caratteristiche delle prime icone senza variazioni fantasiose, ha permesso di trasmettere l’immagine originale del Cristo così come raffigurato fin dalle origini.

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