giovedì 8 gennaio 2015

Lo stato di lontananza....

Questo che proverò a descrivere è lo stato in cui si trova l'anima che, a causa del peccato ha rotto i suoi legami con Dio e allontanatasi da lui vive "in tenebre e ombre di morte" che derivano dalla privazione della luce divina.
Il peccato abituale e grave offusca la ragione, intorpidisce la coscienza, indebolisce la volontà ed inclina lo spirito verso gli istinti più bassi e bestiali, fino ad una cecità quasi insanabile, ad una costante schiavitù viziosa ed in fine alla totale dimenticanza di Dio. 
L'uomo conduce un'esistenza egoistica in cui il suo io diviene il centro su cui convergono tutti i movimenti interiori ed esteriori. L'uomo precipita in un abisso in cui perde progressivamente la coscienza di Dio e si forma una falsa coscienza di se. Dimentica di essere creatura spirituale e si fa trascinare dalle false luci dei beni materiali e sensibili. L'anima fuggendo da Dio rinuncia al suo bene e alla felicità che proviene dal suo possesso. Cade in un abisso di tenebre così fitte che non solo non riesce più a vedere Dio ma neppure riesce a scorgere se stessa, non vede il suo male e la sua miseria ne capisce il senso della sua sofferenza. Si percepisce cadere nel vuoto come in un buco oscuro senza mai toccare il fondo. L'uomo in questa condizione infernale opera spinto unicamente dal proprio giudizio. Va a caccia di tutto ciò che può placare la fame delle sue passioni e dei suoi impulsi. Opera avventatamente, senza riflessione, senza rimorso. Ritiene lecito solo ciò che coincide con le sue idee e combatte tutto ciò che le contraddice. Nelle scelte è guidato dai propri gusti e non accetta consigli, tranne quando vi scopre un proprio utile personale. Si abbandona ad una vita frenetica poiché il suo disordine esteriore riflette il suo stato interiore d'inquietudine e disarmonia. Cerca di consumare tutto e subito, di cogliere l'attimo fuggente avendo perso la prospettiva escatologica della vita eterna. Si circonda di chiasso e di rumori e vive fuori di sé. Evita il silenzio, la solitudine per non porsi seriamente le domande esistenziali, ma anche perché l'assenza di Dio le provoca insicurezza e paura del futuro. Cerca sempre di attirare l'attenzione, di primeggiare, di comandare, di contendere su tutto  anche se è di poco conto. Le sue reazioni sono violente perché, essendo abituato ad assecondare i suoi impulsi non è capace di controllarsi. Tutto ruota intorno al suo io e tutto diventa uno strumento per realizzare i propri scopi e raggiungere il successo. Ciò che conta davvero per l'uomo senza Dio è essere padrone della propria vita, gestirla autonomamente, progettarla liberamente. In questo delirio di onnipotenza l'uomo, certamente istigato dal diavolo che in ciò lo ha preceduto, passa dall'ignoranza fino alla negazione di Dio e da questo fino al disprezzo e al rifiuto della verità. Egli vede la causa del male in tutto e in tutti tranne che in se stesso. Per questo la battaglia contro il male e tutta proiettata all'esterno mentre non vede che la radice è nella profondità del suo cuore.
Stando in questo mare di tenebre l'uomo non riesce a scorgere l'immagine di Dio presente nel suo spirito, il peccato infatti la ricopre. Non riuscendo a prendere coscienza della propria colpa e rifiutando di riconoscersi creatura, non sente neppure il bisogno di pregare e di rivolgersi a suo Creatore.   
Michele Antonio Ziccheddu, teologo e maestro iconografo   


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