martedì 6 gennaio 2015

L'iconografo non è un pittore, ma è colui che vive la Parola di Dio e la scrive con i colori.....


“Il Concilio dei Cento Capitoli, nel 1551, prescrive ai vescovi di vigilare «ciascuno nella sua diocesi con cura ed attenzione instancabili che gli iconografi si astengano da fantasie e seguano la Tradizione….Colui che Dio ha privato del dono, gli sia proibita la pittura delle icone…  L’icona di Dio non deve essere affidata a coloro che la sfigurano e la disonorano» . L’arte e il talento, benché necessari, non bastano. Era richiesta una terza condizione: la santità della vita, un anima di artista purificata dall’ascesi e dalla preghiera ed affinata dalla facoltà contemplativa.”  (Pavel Evdokimov)

La teologia è importantissima per la formazione di un iconografo. Venendo a mancare questa, si diventa semplicemente dei pittori che ricopiano modelli, e scrivono senza saper leggere. Tra le materie teologiche che tratteremo al corso pluriennale, ci sarà anche la Teologia morale. Perché è importante per un iconografo?
Abbiamo visto come Pavel Evdokimov spiega il modo in cui si vive l'iconografia nella Chiesa Orientale,purtroppo da noi non c'è tutta questa attenzione con le tristi conseguenze di vedere in giro opere che non sono vere icone e persone che da un giorno all'altro si improvvisano "iconografi" senza conoscere i canoni iconografici artistici e, cosa ancora più grave, senza avere una formazione teologica e spirituale. 
Come da sempre spiego agli allievi, senza una vita di preghiera, ascetica, vissuta secondo i valori cristiani, non si può avere la pretesa di diventare iconografi sul serio. Va da se che se una persona decide di iniziare un percorso di Fede, come l'iconografia, deve assolutamente conformarsi a ciò che richiede il tipo di cammino che ha intrapreso. Ognuno è libero di fare le proprie scelte, ma deve essere coerente. Non è possibile essere iconografi e condurre un tipo di vita contraria ai valori cristiani.
Dovrebbe ricordarsi che non è un pittore, ma è colui che vive la Parola di Dio e la scrive con i colori.
L'icona nasce non semplicemente da una comparazione esterna, ma scaturisce dall'interirorità dell'iconografo. E' perciò fondamentale, il continuo dialogo con Dio, la comunione con la Chiesa e la docilità allo Spirito Santo. L'etica personale dell'iconografo non può essere in contraddizione con il Magistero della Chiesa. Il mondo interiore e l'umanità, si trasferisce interamente sull'opera realizzata, una vita spirituale equilibrata, un anima purificata diventa canale di grazia e l'Immagine divina può comunicarsi più armonicamente sul legno della tavola.
Michele Antonio Ziccheddu

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