sabato 17 gennaio 2015

La preghiera ascetica


Orazione vocale

L’orazione vocale è la preghiera che viene espressa nel linguaggio vocale, con le parole.
La  preghiera liturgica appartiene a questo tipo. 
Coinvolge l’uomo anche nella sua fisicità, viene espressa con le labbra ma è necessario, affinché sia fruttuosa, che non sia solo esteriore ma che sia accompagnata dall’attenzione mentale, non solo alle parole pronunciate ma soprattutto a Chi sono rivolte, e dall’affetto del cuore , che mancando la renderebbe un vuoto esercizio fisico, una sterile abitudine. Se non c’è un attenzione attuale, perché a volte , nonostante gli sforzi, ci si distrae comunque, ci deve essere almeno quella virtuale, cioè la volontà precedente di voler pregare con fervore e diligenza. Lo scopo principale dell’orazione è di farci crescere nella conoscenza e nell’amore di Dio, dunque la durata deve essere valutata in funzione di questo, deve durare tutto il tempo che serve ad eccitare la devozione e il fervore verso il Signore e cessare quando ci rendiamo conto che essa diventa pesante e automatica e non ci da gran gusto. Teniamo presente però che la preghiera non sempre da gioia e pace ma anche sentimenti di altro genere, meno piacevoli, ma comunque se il cuore è mosso dalla grazia tutti lasciano nella finale serenità, desiderio di fare la volontà di Dio, umiltà e volontà di bene. Inoltre quando pregare è un esercizio arido e penoso, come capita nei periodi di prova e desolazione, continuare a pregare pur senza sentire niente di piacevole, è graditissimo al Signore e rafforza lo spirito nella sua fede e perseveranza. Non conviene moltiplicare le parole, ma è meglio concentrarsi sull’affetto del cuore. Poche parole ma con amore, sono come saette che colpiscono il cuore di Dio. Come insegnano tutti i maestri di spirito, a partire dai Padri del deserto, concentrare l’attenzione su una breve preghiera, ad esempio: Gesù Figlio di Dio abbi pietà di me peccatore!, aiuta a raccogliersi, rilassarsi, e curare gradualmente il problema delle distrazioni volontarie. La ripetizione invece, a modo di giaculatorie, aiuta ad interiorizzare la preghiera e dargli una profondità maggiore, facendoci prendere coscienza di ciò che quelle parole significano. Una volta che il cuore trabocca di affetti, bisogna assecondarli, sarebbe un errore voler continuare la preghiera vocale che avevamo iniziato, perché abbiamo già raggiunto il fine che volevamo : l’amore.
(Tratto dal libro "La preghiera ascetica - L'evoluzione della preghiera nel cammino spirituale" di Michele Antonio Ziccheddu) 

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