venerdì 9 gennaio 2015

La lontananza da Dio.......1 parte


Proviamo a tracciare un profilo ideale di un uomo lontano da Dio. Potrebbe identificarsi con il Francesco prima della conversione, come con chiunque di coloro che prima d'essere ritrovati dal Signore, come la pecorella smarrita, hanno vagato o vagano senza meta nel deserto di questo mondo, lontani dal Signore. Questo che proverò a descrivere è lo stato in cui si trova l'anima che, a causa del peccato ha rotto i suoi legami con Dio e allontanatasi vive in “tenebre e ombre di morte” che derivano dalla privazione della luce divina.
Il peccato abituale e grave offusca la ragione, intorpidisce la coscienza, indebolisce la volontà ed inclina lo spirito verso gli istinti più bassi e bestiali, fino ad una cecità quasi insanabile, ad una costante schiavitù viziosa ed infine alla totale dimenticanza di Dio. L'uomo conduce un'esistenza egoistica in cui, il suo io diviene il centro su cui convergono tutti i movimenti interiori ed esteriori. Precipita in un abisso in cui perde progressivamente la coscienza di Dio e si forma una falsa coscienza di sè. Dimentica di essere creatura spirituale e si fa trascinare dalle false luci dei beni materiali e sensibili. L'anima fuggendo da Dio rinuncia al suo bene e alla felicità che proviene dal suo possesso e cade in un abisso di tenebre così fitte, che non solo non riesce più a vedere Dio, ma neppure riesce a scorgere se stessa. Non vede il proprio male e non capisce il senso della sua sofferenza. Si percepisce cadere nel vuoto come in un buco oscuro senza mai toccare il fondo. L'uomo, in questa condizione infernale opera spinto unicamente dal proprio giudizio. 
Va a caccia di tutto ciò che può placare la fame delle proprie passioni e impulsi. Opera avventatamente, senza riflessione, senza rimorso. Ritiene lecito solo ciò che coincide con le sue idee e combatte tutto ciò che le contraddice.
Nelle scelte è guidato dai propri gusti e non accetta consigli, tranne quando vi scopre un proprio utile personale. Si abbandona ad una vita frenetica poiché il disordine esteriore riflette il suo stato interiore d'inquietudine e disarmonia. Cerca di consumare tutto e subito, di cogliere l'attimo fuggente avendo perso la prospettiva escatologica della vita eterna. Si circonda di chiasso e di rumori e vive fuori di sé. Evita il silenzio e la solitudine per non porsi seriamente le domande esistenziali, ma anche perché l'assenza di Dio provoca insicurezza e paura del futuro. Cerca sempre di attirare l'attenzione, di primeggiare, di comandare, di contendere su tutto, anche di poco conto. Le sue reazioni sono violente perché, essendo abituato ad assecondare i propri impulsi non è capace di controllarsi. Tutto ruota intorno al suo io e tutto diventa uno strumento per realizzare i propri scopi e raggiungere il successo. Ciò che importa davvero all'uomo senza Dio è essere padrone della propria vita, gestirla autonomamente, progettarla liberamente. In questo delirio di onnipotenza l'uomo, certamente istigato dal diavolo che in ciò lo ha preceduto, passa dall'ignoranza fino alla negazione di Dio e da questa fino al disprezzo e al rifiuto della verità.
Egli vede la causa del male in tutto e in tutti tranne che in se stesso. Per questo la battaglia contro il male è tutta proiettata all'esterno, mentre non vede che la radice è nella profondità del suo cuore. Stando in questo mare di tenebre l'uomo non riesce a scorgere l'immagine di Dio presente nel suo spirito, il peccato infatti la ricopre. Non riuscendo a prendere coscienza della propria colpa e rifiutando di riconoscersi creatura, non sente neppure il bisogno di pregare e di rivolgersi al Creatore. Allora pensa: io esisto! Dio non esiste!
Questa è una descrizione generale su ciò che avviene nell'intimo dell'uomo che vive senza Dio, e che probabilmente ha sperimentato anche Francesco, come pure qualcuno di noi. Ma ad un certo punto nella vita di Francesco e anche nella nostra, la grazia irrompe e tutto cambia. C'è sempre un momento o un evento che scatena la conversione. Per Francesco fu una grave malattia che lo costrinse a letto per parecchi giorni.
Questa fu l'occasione per lui di aprire gli occhi e di incominciare ad ascoltare la voce del Signore. E' il risveglio della sua coscienza (continua)
Michele Antonio Ziccheddu, teologo e maestro iconografo

  

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