giovedì 1 gennaio 2015

Icona e Famiglia: brevi riflessioni.....

Icona,Famiglia e preghiera

La tradizione russa vuole che quando un figlio si sposa e lascia la casa paterna la prima cosa che porta nella nuova dimora è un'icona di famiglia, segno della continuità del nome, della fede e della devozione. In Russia quando entri in una casa trovi di fronte a te l'Angolo della Bellezza. E' il luogo riservato alle icone, quelle del Cristo e della Madre di Dio (Theotokos) ma anche dei santi. La bellezza di cui si parla, non dipende tanto dal valore estetico delle immagini quanto piuttosto dalla presenza di Dio manifestata attraverso l'icona. I santi e in primo luogo la Madre di Dio rifulgono, per partecipazione, della stessa Bellezza divina. Non solo, ma il primo saluto di un ospite, appena entrato in una casa cristiana, non è per il padrone, bensì per l'icona protettrice della famiglia, a cui rivolge il suo sguardo e la sua preghiera. Questo dovrebbe farci riflettere sull'importanza di avere uno spazio nelle nostre case, dedicato all’orazione, con un immagine sacra che ci aiuti ad elevare lo sguardo alle “cose di lassù” e ci ponga davanti agli occhi, anche nei momenti di distrazione, il volto del Signore. Davanti alle icone, la famiglia si riunisce in preghiera, l'angolo della Bellezza diviene così, luogo di incontro con Dio e di comunione familiare. La famiglia in tal modo assume la fisionomia di chiesa domestica. Accanto al discorso dello spazio va posto quello del tempo. La famiglia cristiana si regge sul dialogo, con Dio e tra i suoi membri, è illusorio pensare di poter mantenere la coesione e far crescere l'affetto e le relazioni senza dedicare il giusto tempo all'altro. Offrire tempo in famiglia significa donare amore. Pregare davanti ad un icona, è mettersi alla Presenza di Dio.
Un’altra antica tradizione della Chiesa orientale, che sarebbe bello venisse riscoperta anche da noi, poiché senz'altro aiuterebbe le famiglie a crescere nella fede, è quella dell'icona di misura. Quando nasce un bambino lo si misura e viene realizzata un icona delle stesse dimensioni raffigurante il santo di cui porta il nome o quello del giorno di nascita. Il bambino viene educato a pregare davanti a quest'icona che lo accompagnerà per tutta la sua vita. Sappiamo bene che i bambini tendono ad imitare l'esempio dei genitori, i quali perciò hanno la responsabilità di testimoniare la loro fede, di pregare insieme ai figli e di educarli alla vita cristiana.
La culla della preghiera è la famiglia, la quale è “il luogo privilegiato dell’annuncio evangelico” come insegna il Concilio Plenario Sardo al cap.10 (67.1), qui la fede viene trasmessa dai genitori ai figli. Ma si sviluppa portando frutto solo con la partecipazione attiva di ogni membro. La condivisione della Parola di Dio, è un altro elemento di crescita fondamentale della famiglia cristiana. E' anche vero che i bambini imparano a pregare se sono immersi in un clima di amore che li aiuti a percepire la Bellezza di Dio e l’icona aiuta a scoprire questa bellezza nascosta.
Dove due o tre sono riuniti nel mio nome io sono in mezzo a loro” (Mt 18,20) significa che Gesù è presente dove c'è una famiglia riunita in preghiera e prega con loro. Una famiglia che prega diviene luce, speranza ed evangelo per tante altre.
L'esempio migliore della preghiera familiare ci viene dalla Santa Famiglia di Nazareth. Giuseppe e Maria hanno educato all’orazione il bambino Gesù e lo hanno guidato nel cammino che ogni pio ebreo doveva intraprendere, accompagnandolo in sinagoga per i riti del sabato e a Gerusalemme per le grandi feste del popolo d'Israele. Secondo la tradizione ebraica, il capo famiglia, quindi san Giuseppe, guidava la preghiera domestica sia nella quotidianità che nelle principali ricorrenze religiose. Gesù nelle giornate trascorse a Nazareth ha imparato ad alternare preghiera e lavoro.
Certamente Maria è l'emblema di ogni madre che prega, e non è un caso che tra le icone familiari più diffuse e antiche ci sia proprio quella della Vergine orante, una tipologia iconografica già presente nell'arte paleocristiana delle catacombe.
L'icona rappresenta la Vergine con le braccia aperte e rivolte in alto, questa era la posizione liturgica adottata dai primi cristiani per pregare, secondo la testimonianza di san Paolo nella Prima Lettera a Timoteo (2,8.9): “Voglio, pertanto, che gli uomini preghino in ogni luogo, innalzando verso il cielo le mani pure, senza collera e spirito di contesa. Alla stessa maniera facciano le donne...”.
Nell’Antico Testamento l’esempio più significativo di questo modo di rapportarsi con Dio, è certamente quello di Mosè. Modello di intercessore e mediatore, sono le sue mani elevate che ottengono la vittoria su Amalek: «Quando Mosè alzava le mani Israele era il più forte, ma, quando le lasciava cadere, era più forte Amalek» (Es 17,11).
Le braccia elevate sono il simbolo di uno spirito rivolto verso l’alto, che tende a Dio con tutte le forze: «Così ti benedirò finché io viva, nel tuo nome alzerò le mie mani» (Sal 63,5), «Come incenso, salga a te la mia preghiera, le mie mani elevate come sacrificio della sera» (Sal 141,2). Ma l’atteggiamento orante di Maria ci insegna anche come la preghiera cristiana nasca non solo dal bisogno del trascendente ma soprattutto dalla tensione dell’attesa dello Sposo, non è solo offerta, domanda e intercessione, ma anche lode e accoglienza.

A riguardo di Maria Vergine orante, scriveva papa Paolo VI nella Lettera Apostolica Marialis Cultus: “Maria è, altresì, la Vergine in preghiera. Così essa appare nella Visita alla madre del Precursore, in cui effonde il suo spirito in espressioni di glorificazione a Dio, di umiltà, di fede, di speranza: tale è il cantico L'anima mia magnifica il Signore (cfr Lc 1,46-55), la preghiera per eccellenza di Maria, il canto dei tempi messianici nel quale confluiscono l'esultanza dell'antico e del nuovo Israele, poiché – come sembra suggerire sant'Ireneo – nel cantico di Maria confluì il tripudio di Abramo che presentiva il Messia (cfr Gv8,56) e risuonò, profeticamente anticipata, la voce della Chiesa: Nella sua esultanza Maria proclamava profeticamente a nome della Chiesa: L'anima mia magnifica il Signore. Infatti, il cantico della Vergine, dilatandosi, è divenuto preghiera di tutta la Chiesa in tutti i tempi. Vergine in preghiera appare Maria a Cana dove, manifestando al Figlio con delicata implorazione una necessità temporale, ottiene anche un effetto di grazia: che Gesù, compiendo il primo dei suoi «segni», confermi i discepoli nella fede in lui (cfr. Gv 2,1-12). Anche l'ultimo tratto biografico su Maria ce la presenta Vergine orante. Infatti gli Apostoli erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la Madre di Gesù, e con i fratelli di lui (At 1,14): presenza orante di Maria nella Chiesa nascente e nella Chiesa di ogni tempo, poiché ella, assunta in cielo, non ha deposto la sua missione di intercessione e di salvezza. Vergine in preghiera è anche la Chiesa, che ogni giorno presenta al Padre le necessità dei suoi figli, loda il Signore incessantemente e intercede per la salvezza del mondo”.
Maria in quest’icona veste il maphorion porpora tipico dell’imperatrice bizantina, a sottolineare la sua regalità, ella è la Regina del cielo, ma anche della famiglia. Le tre stelle dorate sul capo e sulle spalle invece sottolineano la sua verginità prima, durante e dopo il parto. Dunque ella è la Theotokos (Madre di Dio) ma è anche la Panaghia (Tutta santa).
A sottolineare questi due aspetti della Santa Vergine nacque una variante di questa icona detta: “Madre di Dio del Segno” chiamata così perché si riferisce alla profezia di Isaia (7,14) che dice: “Ecco Dio stesso vi darà un segno; la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele”. Allo stesso modo con cui l’imperatrice bizantina portava sul petto un medaglione (signum) con l’immagine del sovrano, così sul petto della Vergine viene dipinta una mandorla rotonda che contiene l’Emmanuele. Maria porta nel grembo il Salvatore del mondo. Come Maria, ogni madre è chiamata ad elevare le braccia al cielo per intercedere a favore dei propri figli.

 Michele Antonio Ziccheddu, teologo e maestro iconografo

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