giovedì 29 gennaio 2015

Icona e famiglia: brevi riflessioni.....

Icona, famiglia e incontro

Il 26 ottobre 2013 in piazza San Pietro a Roma, Papa Francesco ha incontrato centinaia di famiglie provenienti da ogni parte del mondo, per il Pellegrinaggio delle famiglie nell’Anno della Fede.


In quest’occasione, il Pontefice ha voluto rappresentare, attraverso l’icona della PresentaMaria e Giuseppe sono l’emblema della famiglia santificata dalla presenza di Gesù. “Rimanete sempre unite a Gesù e portatelo a tutti con la vostra testimonianza” ha concluso il Pontefice.
È proprio la presenza di Gesù che crea l’unità della famiglia ed è grazie alla continua relazione con lui che essa si santifica e cresce spiritualmente.
Come sottolinea il Concilio Plenario Sardo: “la famiglia è sentita ancora come valore importantissimo. Sono numerose le famiglie ben riuscite e non rare quelle di elevata spiritualità” (Cap. 10,66.8).
Le famiglie cristiane prendendo come modello quella di Nazareth, sono chiamate anche oggi ad offrirsi a Dio e allo stesso tempo, come il vecchio Simeone, ad accogliere Gesù nella propria vita. I genitori poi non dovrebbero mai dimenticare che i figli sono un dono e appartengono a Dio. “Consacrami ogni primogenito […] il primo parto di ogni madre tra gli israeliti […] appartiene a me. (cfr. Es. 13,1 ss.)

Nella Chiesa di rito orientale, la festa della Presentazione di Gesù al Tempio è chiamata “festa dell’incontro” o Hypapante, Dio infatti in Gesù incontra l’umanità rappresentata da Simeone e Anna. Ma è anche l’incontro con la Luce che “illumina le genti”, la “gloria di Israele”, così nella Chiesa di rito latino questa festa è conosciuta come la Candelora e si celebra il 2 Febbraio.
Al centro della composizione troviamo il Bambino Gesù in braccio a Simeone. Maria avanza verso di loro tendendo le braccia in segno di offerta, il Bambino è rivolto verso la Madre e gli porge il rotolo della Legge. Egli è qui per compiere la Legge del Signore, ma lo farà passando per la Croce, alla quale Maria dovrà partecipare. Maria in piedi davanti a Simeone è il candelabro su cui è accesa la luce nuova.

Maria, la Profetessa Anna e Giuseppe sono in fila in processione verso il Tempio.
Non solo la vita di Gesù, ma quella di tutti noi è un cammino verso Gerusalemme, tutti dobbiamo passare per la porta della morte, ma in Cristo tutti risorgeremo ed entreremo nella Gerusalemme celeste.

Ogni famiglia cristiana dovrebbe prendere coscienza di essere chiamata ad un pellegrinaggio, a mettersi in cammino verso Gerusalemme, un luogo dove esprimere la propria fede, un tempio dove incontrare Dio.

Dietro Maria, la Profetessa Anna ha il viso rivolto oltre Giuseppe, guarda verso di noi e ci parla del Bambino. A noi che come i pii israeliti aspettiamo la redenzione, speriamo di vedere Dio, lo attendiamo nella nostra vita. Anna indica col dito Gesù. Le famiglie hanno bisogno di incontrare sulla propria strada persone che sappiano indicare loro il Signore e ne sappiano parlare con efficacia e verità.
Giuseppe porta due colombe per il sacrificio espiatorio sostitutivo, era l’offerta dei meno abbienti, degli Anawin, i poveri di Jahvé.
Giuseppe ascolta in silenzio, stupito e attento, quanto viene detto del Bambino.
San Giuseppe è il simbolo dell’uomo giusto e credente, che pur non comprendendo pienamente i misteri di Dio, obbedisce comunque perché si fida del Signore.

Gesù, che è il personaggio principale, è il più piccolo, lui che il cielo e la terra non possono contenere, che è venuto per restituirci la dignità originaria persa con il peccato, entra in questo mondo e nel Tempio, nella maniera più nascosta e silenziosa. Nessuno, se non due vecchi saggi ispirati dallo Spirito Santo, lo ha riconosciuto: “il mondo con tutta la sua sapienza, non ha conosciuto Dio”. (1Cor 1,20)

Origene, nel suo commento al Vangelo di Luca, ci dice che “Simeone non era venuto al tempio per caso, ma mosso dallo Spirito di Dio. Anche tu, se vuoi tenere in braccio Gesù e stringerlo tra le mani, se vuoi essere degno di essere liberato dalla prigione, dedica ogni sforzo per essere condotto dallo Spirito e venire al tempio di Dio. Ecco, ora tu stai nel tempio del Signore Gesù, cioè nella sua Chiesa; questo è il tempio costruito di pietre vive”.
Lasciarsi guidare dallo Spirito è proprio di chi sta in attesa e rivolto continuamente a Dio, sperando di percepire anche solo da piccoli segni la sua presenza. Il nome Simeone infatti significa “Dio ha ascoltato”. Le preghiere più nascoste ed intime sono conosciute e ascoltate dal Signore.
“Ora lascia o Signore che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza”.
Le parole commosse di Simeone sono quelle dell’umanità che ha il coraggio di accogliere tra le braccia della Fede, Gesù anche nelle difficoltà della vita, nelle incomprensioni familiari, nell’indifferenza, nelle contraddizioni, nella vecchiaia.
Sono le parole di chi nella quotidianità ha saputo incontrare e riconoscere il Salvatore.

Michele Antonio Ziccheddu, maestro iconografo

Translate