mercoledì 24 dicembre 2014

Icona e Famiglia: brevi riflessioni.....

Icona, famiglia e fede


“La Vergine oggi da alla luce l’Eterno e la terra offre una grotta all’inaccessibile. Gli angeli cantano gloria con i pastori, i magi camminano con la stella, poiché per noi è nato un tenero bambino, il Dio che è prima dei secoli”.

  (Inno della Natività, Romano il melode, VI sec.)

 La festa della Sacra Famiglia, nella Chiesa orientale è sconosciuta.
In iconografia, quando si vuole rappresentare la Sacra Famiglia, lo si fa generalmente con tre icone: la Natività di Gesù, la Presentazione di Gesù al Tempio, il ritrovamento di Gesù tra i dottori del Tempio. Un’icona deve sempre avere un fondamento Scritturistico e non dovrebbe mai essere decontestualizzata.
L’iconografia a differenza di altre rappresentazioni pittoriche diffuse in Occidente pone l’accento sul contesto teologico-dogmatico e non si cura di quello emotivo ed intimo.
La festa della Natività, che nella Chiesa Orientale è chiamata anche “festa delle luci”, è sia la nascita del Dio-uomo sulla terra sia la nostra nascita alla vita divina, in Cristo siamo figli nel Figlio.
L’icona della Natività presenta diverse scene, ci soffermeremo solo su alcune di esse.
Al centro dell’icona stanno i personaggi principali: la Theotokos (Madre di Dio) e il Bambino Gesù, il quale è avvolto nelle bende funebri e adagiato in un abbeveratoio/mangiatoia che è in realtà un sepolcro, prefigurazione dell’evento culmine della salvezza: la morte e resurrezione. Maria guarda verso di noi, quasi non si cura del bambino, nella fede ella è anche madre nostra, di quella umanità che Gesù è venuto a redimere.
Si compie nel nascondimento e nella non-curanza più totale l’avvenimento centro e culmine della storia: la nascita del Salvatore. Da quel momento la storia è segnata da un prima e un dopo Cristo. Il Signore viene in un momento in cui tutto il mondo è riunito sotto la stessa insegna e lingua, quella romana.
Oggi viviamo un periodo simile, dominati da un egoismo globale che si ripercuote anche sulla famiglia. Il potere di Dio non consiste nel tenere tra le mani le persone ma semmai nel lasciarsi tenere tra le mani da Maria e da noi, Bambino innocente e indifeso.
”Dio ha scelto ciò che nel mondo è piccolo e disprezzato per confondere la superbia e la sapienza mondana”. Egli salva il mondo con ciò che nel mondo c’è di più debole: un bambino. Per salvarci, Dio ha voluto assumere il nostro limite, la nostra fragilità, la nostra piccolezza. È il nostro limite il luogo dell’Epifania di Dio. La via che ci indica è proprio questa: fare dei nostri limiti un luogo di comunione e non di competizione, di sfruttamento e di dominio. Anche nelle relazioni familiari perciò, è importante saper accettare l’altro, con tutti i suoi difetti, con tutte le sue debolezze.
Contemplare Gesù Bambino nella mangiatoia è un po’ come vedere noi stessi. Il bambino è colui che guardandoci ci mostra lo sguardo di Dio ed è sotto questo sguardo che ogni famiglia cristiana è chiamata a camminare, perché quando ci si allontana si perde la via. Lo sguardo amorevole di Gesù, è per ogni famiglia come la stella cometa che guida i magi nella notte.
Fa riflettere che l’annuncio più grande, la nascita del Salvatore, sia fatto ai più piccoli, agli ultimi della scala sociale di Israele, i pastori, malvisti in una zona abitata in prevalenza da agricoltori. All’annuncio angelico, i pastori risposero prontamente, il Vangelo di Luca dice: “andarono in fretta” per vedere se era vero quanto annunciato dai messaggeri celesti. La fede, non è un sentito dire, è una esperienza personale da vivere. Chissà cosa si aspettavano di trovare, i poveri pastori, magari qualcosa di straordinario e invece, nella grotta non trovano altro che un bambino in fasce, in mezzo alla madre e al padre, vedono solo una famiglia. Ma è questo l’evento straordinario, Dio ha scelto una povera famiglia per manifestarsi al mondo! Dio ha scelto l’ordinarietà, la semplicità, il nascondimento, il calore di una famiglia.
Tutte queste scene si svolgono di notte, e non è un caso. E’ nella notte che avvengono le grandi opere di Dio, ed è nella nostra notte che Dio scende ad abitare per illuminarla. Tutto è avvolto in un grande silenzio, tutto tace, tutto si ferma in attesa del primo vagito di Dio. E’ l’esperienza comune di tanti genitori che aspettano la nascita del proprio bambino, sembra che il tempo si fermi in attesa di questo straordinario evento.
Nell’angolo in basso a sinistra troviamo S. Giuseppe, rinchiuso nel mantello dei propri pensieri, nel suo umano dubbio di fronte al mistero.
Il Vangelo di Matteo lo dipinge in preda all’incertezza (Mt.1,19). L’inno Akatistos lo descrive: “con il cuore in tumulto fra pensieri contrari”. Egli rappresenta l’uomo che si interroga di fronte al mistero della vita. Davanti a lui la tradizione pone la tentazione della fede materializzata nella figura di un pastore vestito di lana di pecora la cui vera natura si rivela dal suo viso di fauno. Il diavolo insinua il dubbio in Giuseppe. Questo ci fa riflettere su come anche oggi le coppie siano esposte alle insinuazioni del divisore e come la loro lotta quotidiana consista nello stimarsi e nel perdonarsi vicendevolmente e nell’offrirsi reciproca fiducia anche nelle situazioni più difficili e controverse, quando la fede sembra vacillare e tutto sembra avvolto nella notte. “C’è in molti una maggiore presa di coscienza degli impegni che con il Matrimonio cristiano ci si assume; un sostegno e un’accoglienza reciproca, attraverso una serie di attenzioni e di gesti normali e quotidiani, che giungono talvolta all’eroismo silenzioso, frutto profondo della fedeltà alla grazia di Dio”.(Concilio Plenario Sardo cap. 66,8)
Il giusto Giuseppe ci insegna come sia importante mantenersi fedeli agli impegni presi, in particolare nel Matrimonio, soprattutto quando la mentalità del mondo vorrebbe spingerti verso soluzioni apparentemente più facili. San Giuseppe è l’uomo della fede, che sceglie di fidarsi di Dio e della sua sposa.
E’ la fiducia in Dio e tra i coniugi che rende saldo il legame matrimoniale.

Michele Antonio Ziccheddu, teologo e iconografo

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